La leggenda degli eterni fratelli: il Sole e la Luna

Uno dei tesori più belli del popolo coreano sono le leggende e i racconti popolari. Questi prendono vita dalla mescolanza tra sciamanesimo coreano e buddhista, miti cinesi e leggende e miti taoisti e confuciani. In tempi antichi, nello sciamanesimo coreano vi era l’animismo alla base della vita religiosa del popolo, credenza secondo la quale entità non-umane ed oggetti inanimati possedessero uno spirito. Proprio per questo motivo c’è una varietà di racconti popolari che vedono come protagonisti animali parlanti o piante, montagne ed altri elementi naturali dotati di un’anima.

In questo vasto repertorio troviamo uno dei racconti popolari più conosciuti della Corea del Sud, 해와달 (Haewa Dal) “Il Sole e la Luna”. Questo racconto narra che al tempo in cui la luna e il sole non esistevano e a farla da padrone nel cielo erano le stelle, c’era una contadina povera che vendeva torte di riso per vivere. La donna aveva due figli, un maschietto e una femminuccia: Haesik, il figlio maggiore, era saggio e responsabile, Dalsoon, la secondogenita, aveva invece un giovane cuore innocente.

Loro vivevano in una valle lontana dal villaggio più vicino che ogni giorno la madre doveva raggiungere a piedi per vendere le sue torte di riso. Un giorno, mentre era di ritorno dal paese, incontrò una tigre sulla cima di una delle colline che doveva percorrere per recarsi a casa. La tigre le disse che le avrebbe risparmiato la vita in cambio di una torta di riso. Così la donna, spaventata, le diede la miglior torta di riso che aveva nel cestino in modo tale che la tigre le avrebbe lasciato continuare il suo cammino verso casa. Alla collina successiva, però, la tigre le si ripresentò davanti chiedendole, questa volta, due torte di riso in cambio della sua vita, perché la prima le aveva stuzzicato l’appetito. 해와달s

A malincuore la contadina gli cedette le due torte di riso così che la lasciasse in vita e la facesse tornare dai suoi figli. Ma la tigre continuava a riapparirle davanti, più affamata che mai, chiedendo altri dolcetti, ma ben presto la contadina finì le torte di riso da dare alla tigre. La donna supplicò la tigre di risparmiarle la vita per il bene dei suoi due figli che la stavano aspettando a casa. La tigre, al pensiero di poter avere non una, ma ben tre persone per cena, non esitò ad aprire le sue fauci e divorare la povera donna, lasciando soltanto i suoi vestiti.

La tigre affamata sapeva che Haesik e Dalsoon fossero a casa in attesa del ritorno della madre. Così, prese i vestiti della donna, lì indossò e si diresse verso la loro dimora.

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Intanto, i bambini cominciavano ad avere paura perché si era fatto buoi e la madre non era ancora tornata, perciò chiusero la porta a chiave. Presto udirono una voce chiamarli dall’altro lato della porta. La piccola Dalsoon, pensando fosse la loro mamma, corse ad aprire la porta, ma Heasik la fermò appena in tempo: aveva capito che la voce che li chiamava non apparteneva alla madre.

Questo irritò ancora di più la tigre ed il suo stomaco brontolava sempre più forte. Affamata più che mai, la tigre cosparse le sue zampe con la polvere bianca dei dolcetti di riso e infilò le dita nella fessura della porta, facendo credere ai bambini di avere la pelle liscia e bianca, proprio come la loro madre. Dalsoon, allora, si convinse che quella al di là della porta fosse la loro mamma, così aprì. GRRR!

Appena videro la tigre i bambini cominciarono a gridare e a correre intorno alla casa per scappare dalla tigre. La tigre continuò a rincorrerli fin quando i bambini si arrampicarono su un grande albero  che si trovava vicino al . La persistente tigre, allora, andò a cercare un’ascia nella casa dei bambini e, trovatala, cominciò a tagliare l’albero.

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Dalsoon cominciò a pregare il cielo: chiese di mandare giù dal cielo una corda abbastanza robusta da salvarli, se lei e suo fratello fossero puri di cuore, e se non lo fossero, una vecchia e marcia così che sarebbero caduti dritti nelle fauci della tigre.

Una corda lunga e forte fu fatta scendere dall’alto e i due bambini iniziarono a scalarla fino a raggiungere il cielo.

Curiosa di sapere cosa stesse per succedere nel cielo, anche la tigre pregò il cielo che le venisse calata una corda. La tigre fu accontentata: dal cielo scese una corda lunga e marcia e la tigre cominciò ad arrampicarsi. A pochi passi dal cielo, la corda si spezzò e la tigre cadde in un campo di miglio macchiandone il gambo col suo sangue (per questo motivo il gambo del miglio sarebbe rosso).

Nel cielo intanto Haesik divenne il Sole (햇님 – Haennim) e Dalsoon divenne la Luna (달님 – Dallim).

Esistono altre versioni della storia e spesso cambiano da regione a regione. In una di esse viene raccontato anche che Dalsoon, essendo molto piccola, aveva paura del buio, così il fratello maggiore decise di scambiarsi di posto con lei, permettendole di diventare il Sole.

La storia non si limita a raccontare la nascita del sole e della luna ma racchiude anche una morale piuttosto chiara: se desideri qualcosa ardentemente riuscirai a trovare un modo per ottenerla, a patto che le tue intenzioni siano pure e genuine.

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La leggenda degli eterni fratelli: il Sole e la Luna

Uno dei tesori più belli del popolo coreano sono le leggende e i racconti popolari. Questi prendono vita dalla mescolanza tra sciamanesimo coreano e buddhista, miti cinesi e leggende e miti taoisti e confuciani. In tempi antichi, nello sciamanesimo coreano vi era l’animismo alla base della vita religiosa del popolo, credenza secondo la quale entità non-umane ed oggetti inanimati possedessero uno spirito. Proprio per questo motivo c’è una varietà di racconti popolari che vedono come protagonisti animali parlanti o piante, montagne ed altri elementi naturali dotati di un’anima.

In questo vasto repertorio troviamo uno dei racconti popolari più conosciuti della Corea del Sud, 해와달 (Haewa Dal) “Il Sole e la Luna”. Questo racconto narra che al tempo in cui la luna e il sole non esistevano e a farla da padrone nel cielo erano le stelle, c’era una contadina povera che vendeva torte di riso per vivere. La donna aveva due figli, un maschietto e una femminuccia: Haesik, il figlio maggiore, era saggio e responsabile, Dalsoon, la secondogenita, aveva invece un giovane cuore innocente.

Loro vivevano in una valle lontana dal villaggio più vicino che ogni giorno la madre doveva raggiungere a piedi per vendere le sue torte di riso. Un giorno, mentre era di ritorno dal paese, incontrò una tigre sulla cima di una delle colline che doveva percorrere per recarsi a casa. La tigre le disse che le avrebbe risparmiato la vita in cambio di una torta di riso. Così la donna, spaventata, le diede la miglior torta di riso che aveva nel cestino in modo tale che la tigre le avrebbe lasciato continuare il suo cammino verso casa. Alla collina successiva, però, la tigre le si ripresentò davanti chiedendole, questa volta, due torte di riso in cambio della sua vita, perché la prima le aveva stuzzicato l’appetito. 해와달s

A malincuore la contadina gli cedette le due torte di riso così che la lasciasse in vita e la facesse tornare dai suoi figli. Ma la tigre continuava a riapparirle davanti, più affamata che mai, chiedendo altri dolcetti, ma ben presto la contadina finì le torte di riso da dare alla tigre. La donna supplicò la tigre di risparmiarle la vita per il bene dei suoi due figli che la stavano aspettando a casa. La tigre, al pensiero di poter avere non una, ma ben tre persone per cena, non esitò ad aprire le sue fauci e divorare la povera donna, lasciando soltanto i suoi vestiti.

La tigre affamata sapeva che Haesik e Dalsoon fossero a casa in attesa del ritorno della madre. Così, prese i vestiti della donna, lì indossò e si diresse verso la loro dimora.

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Intanto, i bambini cominciavano ad avere paura perché si era fatto buoi e la madre non era ancora tornata, perciò chiusero la porta a chiave. Presto udirono una voce chiamarli dall’altro lato della porta. La piccola Dalsoon, pensando fosse la loro mamma, corse ad aprire la porta, ma Heasik la fermò appena in tempo: aveva capito che la voce che li chiamava non apparteneva alla madre.

Questo irritò ancora di più la tigre ed il suo stomaco brontolava sempre più forte. Affamata più che mai, la tigre cosparse le sue zampe con la polvere bianca dei dolcetti di riso e infilò le dita nella fessura della porta, facendo credere ai bambini di avere la pelle liscia e bianca, proprio come la loro madre. Dalsoon, allora, si convinse che quella al di là della porta fosse la loro mamma, così aprì. GRRR!

Appena videro la tigre i bambini cominciarono a gridare e a correre intorno alla casa per scappare dalla tigre. La tigre continuò a rincorrerli fin quando i bambini si arrampicarono su un grande albero  che si trovava vicino al . La persistente tigre, allora, andò a cercare un’ascia nella casa dei bambini e, trovatala, cominciò a tagliare l’albero.

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Dalsoon cominciò a pregare il cielo: chiese di mandare giù dal cielo una corda abbastanza robusta da salvarli, se lei e suo fratello fossero puri di cuore, e se non lo fossero, una vecchia e marcia così che sarebbero caduti dritti nelle fauci della tigre.

Una corda lunga e forte fu fatta scendere dall’alto e i due bambini iniziarono a scalarla fino a raggiungere il cielo.

Curiosa di sapere cosa stesse per succedere nel cielo, anche la tigre pregò il cielo che le venisse calata una corda. La tigre fu accontentata: dal cielo scese una corda lunga e marcia e la tigre cominciò ad arrampicarsi. A pochi passi dal cielo, la corda si spezzò e la tigre cadde in un campo di miglio macchiandone il gambo col suo sangue (per questo motivo il gambo del miglio sarebbe rosso).

Nel cielo intanto Haesik divenne il Sole (햇님 – Haennim) e Dalsoon divenne la Luna (달님 – Dallim).

Esistono altre versioni della storia e spesso cambiano da regione a regione. In una di esse viene raccontato anche che Dalsoon, essendo molto piccola, aveva paura del buio, così il fratello maggiore decise di scambiarsi di posto con lei, permettendole di diventare il Sole.

La storia non si limita a raccontare la nascita del sole e della luna ma racchiude anche una morale piuttosto chiara: se desideri qualcosa ardentemente riuscirai a trovare un modo per ottenerla, a patto che le tue intenzioni siano pure e genuine.

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